Amici, cupidi, salotti e aperitivi
Una mail. Ieri sera accendo il computer a casa e lei era lì che mi aspettava. Maxge mi ha scritto un suo ricordo di Carlo; voleva un mio giudizio per sapere se secondo me potesse essere pubblicato sul sito della Vimercate Nuoto. In effetti, come dice lui stesso, non è un vero e proprio ricordo di Carlo ma più che altro l’insegnamento che lui, con la sua tragica scomparsa, è riuscito a darci.
Beh, come ho detto a Maxge, certe cose tornano alla mente da sole, tutti i giorni. A volte sono io che mi soffermo a pensarci, altre volte mi colgono del tutto impreparato. Basta un piccola cosa, un gesto, un dettaglio e…puff, eccoti qui di fianco a me che metti a posto le tavolette con quel cazzo di accappatoio azzurro che ti è valso il soprannome di fantasma azzurro, oppure sei li che nuoti nella corsia affianco in una competizione che nessuno dei due voleva perdere. Per poi andare a berci la birra in loco a parlare di bambini cinesi e ragazze.
Carletto sei qui. Sei sempre in mezzo a noi.
E poi mi viene automatico pensare a Carlo come al mio cupido. Sono convinto che sia stato lui a far incontrare Marta e me. Lui con una buona dose di intraprendenza di Marta. Mi piace pensare che in qualche modo lui possa essere solo contento di questa cosa. Ne sono convinto.
Marta. Il tempo. La quarta dimensione. Quella dimensione senza la quale non esisterebbe il divenire, senza la quale ogni cosa rimarebbe immutata, anzi, senza la quale probabilmente niente potrebbe essere pichè una cosa che ora non è, senza il tempo, non sarà mai, il tempo. E Marta. Che ha la capacità di fermarlo. E con lui anche i problemi, solo a volte questi, però. Purtroppo! Marta. Nonostante questa sua capacità, quando sono in macchina per tornare a casa mi sembra sia passato un nano secondo dal mio arrivo a casa sua.
Marta. Carlo. Biri. Il tempo. Tutti legati tra di loro, tra di noi. Tutti sempre qui, presenti a me, presenti in me.
Stasera ho riletto qualche pagina de La compagnia dei Celestini con Marta accoccolata su di me. Le pagine erano quelle sull’inizio del torneo di pallastrada, prima che i nostri eroi inizino il loro quarto di finale. Memorino ripensa a tutti gli amici che hanno preso parte a questa avventura. I presenti e gli assenti. E sia gli uni che gli altri sono lì, con lui.
E’ così. Cazzo. Gli amici sono anche questo: fare insieme un pezzo di strada per poi prendere ciascuno la propria. Capita che ogni tanto ci si rincontri più avanti per fare un altro pezzo di strada insieme a volte no ma questo non vuol dire che il pezzo di strada fatto insieme venga spazzato via. Rimane li e ci aiuta a crescere, a diventare una persona adulta, nel senso positivo del termine.
Circa tre anni e mezzo fa scrivevo: “la vita è un corridoio su cui si affacciano tante porte e gli amici sono persone che entrano e poi escono; bhè, è vero, ma credo che in questo corridoio abbia ogni tanto dei divani in cui le persone si fermano e si ascoltano, si aspettano, si aiutano e, a volte, fannoa botte. Perchè l’amicizia, quella vera, è questa. Essere protagonisti e non delle semplici comparse nella vita delle persone care.” Ci credo ancora, anzi, credo sempre di più nei salotti, negli aperitivi e nel bicchiere mezzo pieno.
Vado a dormire. Come al solito Carletto, in un modo o nell’altro, mi tiene sveblio. La prossima volta cercherò di recuperare una birra. Così da essere un ospite perfetto.
Notte…

City of angels The Distillers
