Quasi due anni…
Scrivere di Carlo. Carletto. Mi viene un po’ difficile.
Vuoi perchè scrivere di una persona a cui vuoi bene e che non c’è più è sempre qualcosa di difficile. Si ha sempre paura di dimenticare qualcosa di importante, di esagerarne altre.
Vuoi perchè ancora, e sono passati quasi due anni, la ferita non si è rimarginata.
Vuoi perchè Carlo, per me sempre Carletto, Fa parte di quelle persone in grado di farsi conoscere in modo diverso a seconda della circostanza, rimanendo però sempre se stessi.
Per come l’ho conosciuto io, Carletto ha lasciato un segno. Indelebile. Forte. Importante. La sua passione per il nuoto. Nuoto, nuoto per salvamento, pallanuoto; non importava sotto quale forma questo si presentasse. Bastava un costume e dell’acqua in cui si riuscissero a fare almeno quattro bracciate e lui ci si buttava.
Quella passione che ti fa passare gran parte del tuo tempo libero in piscina a fare l’istruttore, il bagnino, l’allenatore e poi, non appagata, ti prende e, con costume e occhialini, e pinne, e calottina, ti butta in acqua ad allenarti.
Passione vera, nuotare per il gusto di nuotare, competere più contro se stessi e il cronometro che contro gli avversari, nuotare per divertirsi, nuotare divertendosi.
Mi ricordo di una volta in cui durante l’assistenza insieme si è messo a fare discorsi e calcoli per preparare gli allenamenti. Lui, il cronometro e un sacco di concetti tecnici usati con cognizione di causa. E mi ricordo la sorpresa, la mia sorpresa, nel sentirlo masticare termini tecnici, lui che comunque aveva solo il brevetto di assistente bagnanti come me. Con quelle chiacchierate, le vasche durante gli allenamenti, le discussioni sulla tecnica e sugli allenamenti, la sua passione, Carlo ha contributo ad aumentare la mia.
E’ stato un esempio. Inconsapevole. Ma un esempio. Credo che per spiegare a chi non l’ha conosciuto “Chi è Carlo Cavaliere?” basterebbe una frase semplice: Carlo Cavaliere, un ragazzo normale che amava l’acqua e con una spiccata capacità di trasmettere questa sua passione.
Questo è il Carlo che ho conosciuto in piscina. Fuori dall’acqua era uguale. Quando si studiava insieme in biblioteca, cavoli, per fare una pausa bisognava supplicarlo. Uff…
Manca in vasca la sua aria sorniona, il suo sorriso, il suo richiamare l’attenzione, il suo andare avanti e indietro per la vasca con il cronometro in mano…
Ciao Carletto, ci manchi… Cazzo.


