Molti di quelli che mi conoscono avranno iniziato a storcere il naso già dal titolo. Per eliminare qualsiasi dubbio, dico subito che ieri sera ero a Torino a vedere il concerto di Vasco Rossi. Sì, proprio così. E, dico subito, mi è piaciuto.
Ma andiamo con ordine.
In teoria questo avrebbe dovuto essere il secondo concerto della mia vita, ma il primo è stato spazzato via dall’improvvisa tromba d’aria abbattutasi su Mestre questa estate. Comunque, ieri mattina ho iniziato la nuova stagione di corsi in piscina, ho mangiato e poi sono andato da Marta. Sonnellino ristoratore in vista della nottata in macchina che ci aspettava e siamo partiti. Marta, Giorgio (suo fratello) e io al volante. L’andata è stata abbastanza rapida nonostante la Milano-TOrino sia ridotta ad un campo di battaglia, grazie ai lavori di ammodernamento ampiamente pubblicizzati lungo il percorso. Unica sosta all’autogrill di Settimo Torinese, “così per la pipì eravamo a posto per un po’”, parole di Marta. In tanti hanno avuto la nostra idea, credo che quell’autogrill stia cercando di riprendersi ancora adesso…
Dall’autostrada allo stadio, il delle Alpi, il percorso è breve e quasi a prova di scemo ma noi per essere sicuri avevamo anche la cartina. Problema parcheggio risolto brillantemente, in poco siamo fuori dallo stadio e dopo due sbarramenti siamo nello stadio [deve essere cambiata qualche norma per la sicurezza visto che ero già pronto ad abbandonare fuori le bottigliette di plastica, mentre i controlli cercavano solo le lattine...mah!].
Lo stadio. Prima volta che entro in uno stadio da serie A. Gigantesco, illuminato a giorno [chissà quanto spendono di illuminzaione...] ma…veramente tenuto di merda. Si vede che la Juve non gioca più qui. Sinceramente pensavo di trovare molta più gente dentro visto che erano già le sette e mezza e che sul palco stava già suonanondo l’ultima spalla del concerto. Devo dare atto a Marta, ai concerto di Vasco c’è gente di ogni tipo, dal papà di famiglia, con famiglia al seguito, al metallozzo. Non sto a raccontare dei bagni chimici, della fila per entrarci e dello schifo trovato dentro, dirò soltanto che erano circondati da una pozza gigantesca che dubito fosse acqua.
Il concerto inizia puntuale alle 20.45, la scenografia lascia sinceramente a bocca aperta, sia per la dimensione del palco, sia per le luci e i maxischermi.
Basta poco, la canzone con cui inizia, porta tutta la massa di gente dispersa per lo stadio sotto il palco e per tre quarti d’ora, Vasco canta una canzone dietro l’altra senza mai fermarsi. Vasco. Beh, quelli che hanno storto il naso all’inizio, sanno benissimo che non sono un suo fan, che, a parte qualche canzone, non ho mai ascoltato nulla di lui, insomma, non fa parte del mio bagaglio musicale. Beh, devo dire che è proprio un animale da palcoscenico, un attore e un bravissimo interprete. Mi ha lasciato piacevolmente colpito il suo mutare espressione del volto per adattarlo al meglio allo spirito delle canzoni che via via cantava. La sensazione che ho avuto, da “verginello” ad un suo concerto, è che davvero le sue canzoni facciano parte di lui, che lui senza le sue canzoni non sarebbe Vasco e viceversa. Certo, e credo di non sbagliarmi troppo, questo discorso vale per tutte le sue canzoni più datate (Lunedì, Cosa c’è, Albachiara, Vivere, Ciao, Vivere una favola, Stupendo) e poche altre degli ultimi album (La compagnia, Un senso, Stupido hotel), infatti la canzone che proprio non mi è piaciuta è stata Rewind, mentre ho potuto apprezzare l’energia e l’attualità di canzoni come C’è chi dice no e Gli spari sopra. E ho pianto. Su Sally. Mi sono venuti in mente Carletto e Biri e le lacrime sono scese, neanche guardare il cielo è servito a fermarle. E mai e poi mai avrei immaginato di mettermi a piangere ad un concerto di Vasco, pensando a uno che ascoltava hip hop e r&b e un altro che forse manco sapeva chi è Vasco. La vita è proprio strana a volte.
Ecco, di questo concerto di certo ricorderò gli abbracci, i baci e i sorrisi di Marta, il suo continuo chiedermi se mi piacesse o meno (anche stamane…), Sally, il crampo al polpaccio di Giorgio a metà concerto, gli occhi spalancati di Vasco proiettati nei maxischermi, 2 ore e tre quarti di rock passate troppo in fretta in un’atmosfera da stadio. E alla fine, dopo Albachiara, quando si sono accesi tutti i soli del dell Alpi, la prima domanda che mi sono posto, seconda contando quella di Marta se mi fosse piaciuto, è stata: già finito?
Mio fratello prima di andare mi aveva augurato buon concerto pacco. Beh, le canzoni possono piacere o non piacere, ma la band e lo stesso Vasco sanno il fatto loro. Musicisti con la M maiuscola e bravi anche nel cimentarsi nell’intrattenere lo stadio con un pezzo alla Pink Floyd nella prima pausa del concerto.
In mezzora, con schiena e gambe distrutte, siamo arrivati alla macchina. Un’ora per uscire da Torino, altre due per arrivare a casa. E neanche una cazzo di sosta in autogrill. Erano tutti strapieni di gente…
Grazie Marta…