Oggi ho iniziato a scrivere. La tesi. Ho iniziato dall’introduzione. Mi hanno sempre detto che va fatta per ultima, io invece ho sempre iniziato da quella. Anche per la luarea triennale. Eppure oggi ho abbozzato un indice e l’introduzione mi è venuta in mente di conseguenza. Certo, un conto è averla in mente, un conto è scriverla. In italiano.
Ho fatto una mega iper gigantesca playlist in Winamp. 4480 canzoni una in coda all’altra in modo casuale. Ho avuto la brillante idea di aggiungere anche l’intera discografia degli 883 e di Pezzali poi. Bhè, una canzone su dieci è loro (esagerando, eh!), ogni volta un tuffo nel passato, alle medie e ai primi anni delle superiori. Estati a immagginare lunghe strade dritte solcate solo da una harley davidson, oppure lunghe giornate in riva al fiume. Fa niente se quel fiume fosse il Ticino, a me bastava andare alla darsena e starmene con i miei amici al lago. Ci sono canzoni loro che hanno segnato molti: Sei un mito, Non me la menare, Hanno ucciso l’uomo ragno, La regola dell’amico, Rotta per casa di dio, Gli anni. Ma quella che ricordo maggiormente e che più sento mia è Se tornerai. L’avevo già scritto in passato, questa canzone mi ricorda un amico, una situazione, un dolore grosso. Una cosa indelebile. Ciao Biri.
Cazzo. Ieri Carlo, oggi Biri. Non li dimenticherò mai. Per fortuna ho colonne sonore non solo per i momenti dolorosi e tristi ma anche per quelli allegri. E, incredibile, anche per quei momenti in cui non si sta facendo niente di particolare. La canzone She’s a river, non mi ricordo di chi è, mi ricorderà sempre i pomeriggi a giocare ad un gioco di aerei. I Mattanza, gruppo punk torinese scioltosi ancora prima che li scoprissi grazie a internet, mi ricorderanno sempre Sara Jane, per come l’ho conosciuta, per come è nato un amore che poi è diventato amicizia vera. E, incredibile, credo che Non ci sto con la testa dei Colle der fomento, mi ricorderà per sempre di Enri (correggimi se sbaglio).
Poi ci sono gruppi che mai dimenticherò, i miei preferiti, quelli che riconoscerei mischiati ad altri.
Per fortuna c’è la musica. A volte è l’unica via di uscita che si ha a disposizione. Solitudine, cuffie nelle orecchie, musica preferita a palla. E via che si ritrova il sorriso. Se poi si ha la possibilità di andare dove scorre dell’acqua, si sta ancora meglio.
Non ci speziamo 883