Ieri era il mio compleanno. Sono ufficialmente entrato nel mio trentesimo anno di vita sul globo terrestre. Ieri ho passato praticamente tutto il giorno a non fare nulla, faceva troppo caldo per fare qualsiasi cosa. E non avevo nessuna voglia di fare cose, di festeggiare. Quest’anno, questi 29 anni… beh, ho sentito la botta.
Stasera mi hanno chiesto se avevo iniziato a fare qualche bilancio. Quando scoccano i 30 anni di solito si fanno. Ho risposto che mi manca ancora un anno prima di poterli fare. Mi sono nascosto dietro a un dito. La realtà è che i bilanci li ho fatti. E non sono per nulla positivi a parte alcune voci in cui, però, il segno positivo non è così forte da riuscire a bilanciare tutto il resto.
Mia madre mi ha sempre detto che ci si deve rialzare ogni qual volta ci si ritrovi a terra. Non importa quanto difficile possa essere, ci si prova e ci si deve riuscire.
Per fortuna ci sono stati i regali. Regali semplici, di una semplicità che li rende unici. Di quelli genuini, pensati con il cuore, di quelli che non solo fanno piacere ma, un po’, ti fanno commuovere. E ti danno un po’ di forza per rialzarti.
Ma forse aveva ragione Eraclito, Panta rei… Tutto scorre… Proprio come l’acqua…
E ora me ne vado a dormire, se no la forza di andare al concerto dei NOFX domani da dove la prendo?!
Stamattina ce l’ho fatta! Un po’ a caso, l’ammetto. Però alla fine rende bene l’idea di quello che dicevo la scorsa volta.
Certo, ora che hanno tagliato il fieno e che un po’ di ciuffi d’erba contaminano il giallo, i colori sono meno netti. La prossima volta mi sveglio un po’ prima… forse!
…una sana birra, un sano Jegermeister, una buona, sana, mega dose di musica punk a tutto volume direttamente in cuffia, direttamente in vena. La cura migliore per farsi scivolare addosso le stronzate di ieri, le tensioni di oggi, la stanchezza del lavoro.
Un passo in avanti oggi hanno tentato di farlo. Non basta. Sono fatto così, un cazzone. Non si può fare gli stronzi un giorno e il giorno dopo fare come se niente sia successo. Non con uno che ha bisogno di chiarire, di capire con chi ha di fronte prima di fidarsi. Non con un cazzone come me. Per ora c’è chiusura totale, anche se ridi alle mie battute non mi interessa, non le faccio per divertirti, non sto parlando con te, con voi.
Voglia di fare fotografie. Ogni giorno quando vado al lavoro, quando passo per la stradina in mezzo ai campi. Ogni volta vorrei avere con me la macchina foto. Ora è in sala che prende solo polvere. Vorrei averla dietro, per fotografare il giallo del grano, il verde del granoturco ancora acerbo (si dirà così? Ma poi, è granoturco?), l’azzurro del cielo e, in lontananza, la città che si fa sempre più vicina. Oggi il cielo era azzurro. Azzurro, non grigio da afa. Eppure c’erano più di 35 °C all’ombra. Eppure non si respirava. Neanche entrare in acqua in pausa pranzo è servito a rinfrescarmi un po’. Non c’era differenza tra dentro e fuori. Troppo calda l’acqua, troppo caldo fuori.
Delusione. Solo questo sono riuscito a provare oggi in ufficio. Quello che fa più rabbia è che il tutto è dovuto a una cazzata. Ma d’altronde non poteva che essere così, ho avuto la conferma di avere a che fare con bambini il cui unico problema non è guardare il proprio bensì essere sicuri che qualcun altro non abbia un minimo privilegio in più. Fa niente poi che certe cose uno se le sia conquistato con la serietà, con la qualità del lavoro, con la disponibilità, con le ore di straordinario non pagato passate in ufficio. E non per aspettare che qualcuno finisca le sue 8 ore.
Delusione. Nel vedere che pur di dire “Siamo a pari” non ci si pensa su due volte a sputtanare un collega che è sempre passato sopra a situazioni delicate. E mi sento dire che non è un attacco personale.
E’ ora di passare allo stato di stronzo. Faccio il mio, lo faccio bene ma gli altri, quegli altri, che si inculino. Devo finirla di fare quello che alla fine una mano la dà sempre. Anche a chi non apprezza. Anche a chi non capisce che non tutto è dovuto. Basta!
Me ne vado a dormire. Forse è meglio. Certo è che l’atmosfera in ambiente sta diventando ogni giorno più pesante. La voglia è quella di prendere e mandare a fare in culo un po’ di persone, non tanto per il fatto in sè – alla fine è veramente una cazzata – ma per l’atteggiamento. Se la gente è così piccola su queste minchiate, non oso immaginare su cose più importanti.
[...]il chaos rappresenta la natura della vita. La vita al suo meglio è chaos, puro chaos. Quando qualcuno ha successo nella propria vita è perché accetta il fatto che la vita è fondamentalmente inaspettata e se non provi abbastanza le esperienze della vita seguendo solo una linea retta, fallisci. La linea retta non esiste nemmeno in natura, anche se questa ad esempio sembra una torta di ciliegie, in realtà non lo è, è un’altra cosa, è chaos. [...]
Barry Hyde, Futurheads – Troublezine 2010
PS: ho finito di leggere tutta l’intervista. Merita davvero…