Sta iniziando un periodo particolare in ufficio. E’ tutta la settimana che esco non prima delle 18.30, da due giorni supero abbondantemente le 19 ma nonostante questo il lavoro comtinua ad accumularsi sulla scrivania. Anzi, ieri il boss è arrivato con un bilico carico di merda che ha pensato bene di scaricare sulla mia scrivania. E dire che tra meno di un mese scade il mio contratto e ancora non abbiamo parlato di rinnovo e di condizioni per farlo. Settimana penso partirò alla carica, almeno per sondare il terreno, almeno per capire l’aria che tira e correre ai ripari prima che sia troppo tardi.
Che delusione stasera. Sto pensandoci da quasi una settimana e ancora non ci credo. La capacità di certa gente di pensare all’amicizia come a qualcosa di univoco, unidirezionale e scontato mi lascia sempre esterefatto. Ma quello che più mi ha fatto male, ma davvero male, è quello di aver buttato via un’amicizia dopo aver ascoltato una persona di cui fino a qualche mese fa a malapena si sapeva che esistesse. E poi che tristezza vederti fare la baldanzosa su faccialibro, quella che se la ride di questa situazione, e poi scappare via nervosa quando non si è più dietro a uno schermo del pc. Che delusione.
Stasera sono tornato a casa tardi. Lo dicevo poco sopra. Arrivato a casa la zia era già dalla cugggina per cena, quindi casa tutta per me. Il silenzio era rotto solo da una canzone che arrivava direttamente dal computer di quella che abita sopra di me. La sorpresa iniziale non l’ho avuta per il volume a cui stesse sentendo la musica (era ancora basso rispetto al solito) ma per la canzone in sè: Wish you were here, Pink Floyd. Il pensiero è andato a voi Ragazzi. Non manca giorno in cui non ci sia un pensiero, piccolo a volte, per voi tre. E ogni volta che sento quel pezzo una parte di me si rattrista mentre l’altra gode fino in fondo del testo, di come Gilmour&Waters siano riusciti a rendere così bene l’idea di quanto può mancare un amico.
Domenica ho voglia di andare a sciare. Da quando sono tornato da Roma sento il bisogno di ripartire. Sento il bisogno di una vacanza, di una quindicina di giorni vissuti senza dover pensare a niente che sia più importante di cosa e dove mangiare. Ho voglia di andare a sciare per poter sentire l’aria frizzante pungermi in faccia, l’ebrezza della velocità, la sensazione di libertà che incredibilmente mi danno due pezzi di legno attaccati ai piedi. Credo che non mi basterà comunque. La voglia, tanta voglia, che ho è anche quella di prendere e andare. Macchina fotografica, zaino e la certezza di trovare un bar aperto per un panino e una birra e sono pronto. Destinazione qualsiasi posto dove poter fotografare. Qualsiasi posto dove non si debba pensare. Qualsiasi posto dove riesca a sentirmi leggero tanto quanto mi sono sentito questo week end.
E, come immaginavo, la situazione politica invece di migliorare è riuscita con un tuffo carpiato con doppio avvitamento mortale a salvarsi dall’autodistruzione. Ma sarà riuscita a salvarsi dalla distruzione? E soprattutto, vale la pena arrabbiarsi ancora per persone che considerano i cittadini solo come popolo bue che gli da il mandato di fare le peggio porcate senza avere un minimo di rimorso di coscienza?
Ogni tanto vorrei proprio fermare tutto e scendere. Poi ci sono le piccole soddisfazioni che riescono a far passare tutte le cose negative in secondo piano. Poi ci sono piccoli segnali che ti danno la forza di andare avanti e di superare i problemi uno alla volta. Poi capita che parte una canzone che ti prende dentro e ti fa viaggiare. Poi ti ricordi che ci sono persone a cui si è legati da un rapporto così forte da poter affrontare qualsiasi cosa pur di difenderle. Persone il cui contributo a volte è nascosto, ma sempre fondamentale.
Poi ti ricordi che il giorno dopo hai una gara e che forse è il caso di andre a nanna…
