Il blog rimane chiuso fino a data da destinarsi per manifesta limitazione nella dotazione hardware del capo-redattore.
Mi spiego: mercoledì sono andato all’Apple Store a far vedere il mitico Mac Book Pro del 2007 (l’anno è importante, lo vedrete). Avevo preso appuntamento due giorni prima ma, per sicurezza, sono arrivato con un po’ di anticipo. Ne ho approfittato per toccare con mano le ultime novità di Cupertino. Niente da dire, tutto molto bello. Ho passato un quarto d’ora a provare i nuovi MBP e i nuovi iMac fino a quando non è stato il mio turno.
Una volta fatto vedere il computer al ragazzo del Genius Bar il responso è stato quello che già sospettavo: è partita la scheda video.
Niente di grave, direte voi.
Niente di grave, dico io.
La si cambia e tutto torna al suo posto. Apple ha una scheda video nuova in meno e una vecchia in più, io ho di nuovo il mio computer perfettamente funzionante!
Eccerto! Peccato che il cambio della scheda costi 350 € iva esclusa (circa 426€) al quale aggiungere il costo di una batteria nuova (che non ho chiesto per non svenire) ed, eventualmente un nuovo lettore cd visto che l’originale ha deciso che i cd se li tiene lui. Diciamo che ad andare bene per rimettere a posto il tutto ci vogliono dai 500€ ai 550€.
Ora, è una spesa che potrei anche affrontare in virtù del fatto che funzionava tutto bene e che giravano bene anche gli ultimi software (Autocad 2012, ad esempio). Ma, c’è sempre un ma in situazioni come queste, il Genius Bar boy mi mette in guardia: “Non so se ti conviene metterlo a posto il computer. Considera che sui mac portatili, dopo il 5 anno di età noi non garantiamo i pezzi di ricambio quindi se ti si rompe ancora non possiamo aggiustarlo”.
Come? Ho capito bene? Un computer vecchio di 5 anni per voi è da buttare via nonostante sia perfettamente funzionante al di là di eventuali problemi hw? Quindi, capiamoci, se io sistemo ora il computer spendendo 500 € e tra 6 mesi si brucia la batteria, butto via MBP e i 500€? Cioè, davvero su un portatile, che pago più del doppio rispetto ad altri, non ho l’assistenza (a pagamento) dopo il 5° anno di vita?
Ebbene sì. E’ così. Ed è per questo motivo che ho deciso che non prenderò mai più computer Apple. Se si vuole fare il prodotto di elite, bisogna anche dare a chi compra questo prodotto un’assistenza degna di questo nome.
E siamo arrivati al blog. Siccome ho provato a scrivere qualcosa dall’app di Wordpress per Android e il risultato non è stato ciò che immaginavo, fino a quando non sarò riuscito a mettere via i soldi per comprarmi un nuovo pc il blog rimarrà chiuso. O meglio, continuerà a non essere aggiornato come in questi ultimi mesi.
Questa pausa forzata dal blog, a causa della bandiera bianca issata dal mac, mi ha obbligato a cercare alternativa valide per poter scrivere. Questo è quindi il primo post che arriva direttamente dall’applicazione ufficiale di Wordpress per Android. Spero funzioni tutto al meglio…
Stasera a “Le invasioni barbariche” Fabio Volo ha raccontato di come lo scrivere i suoi libri l’abbiano aiutato a non dover andare in analisi. Beh, di colpo ho sentito la necessità di scrivere qui. Non perché abbia da scrivere chissà cosa. Non perché debba scrivere qualcosa di particolare da far leggere a qualcuno, in particolare pure lui. Ma più semplicemente perché questo periodo sta iniziando a diventare stressante e, davvero, inizia a mancarmi lo scrivere le mie filippiche sul blog.
Oggi tra l’altro, guardando un paio di foto su facebook, mi ha di colpo assalito una voglia incredibile, davvero incredibile, di un libro letto alla Punta di Crabbia a Luglio, con i miei amati mp3 a fare da colonna sonora. E ancora è qui che rompe le balle!
Un periodo così lungo di inattività sul blog non era mai successo. Complice il mio MBP che ha deciso di abbandonarmi, ho trascurato quest’angolino di tranquillità. Mi è mancato questo spazio bianco da riempire. Tornando a casa la sera, più di una volta ho pensato: “Adesso arrivo a casa, mi sistemo e poi scrivo sul blog!” per poi tornare con i piedi per terra e ricordarmi del video del mac andato. Vediamo se ora riesco a scrivere un po’, ho giusto un’oretta e mezza di tempo!
Siamo all’inizio di un nuovo anno. In teoria bisognerebbe fare il bilancio di quello appena trascorso, ma sono in una fase di transizione. Una fase in cui troppe cose sono allo stato di brodo primordiale. Dal discorso lavoro al discorso casa è tutto un divenire, un lento divenire. Unica certezza in tutto questo? Il mio status di single e il nuoto.
In fondo, passano gli anni, ma non cambiano le cose. Non troppo per lo meno. Non troppe tutte insieme.
Dovevo andare a dormire un’oretta fa. Domani, in teoria, dovrei svegliarmi sul presto per andare a Omegna.
E’ partita The End dei Pearl Jam.
Mi sono messo ad ascoltare tutto l’album.
Sono stato rapito.
Ho dovuto ascoltarlo tutto. Leggere i testi. Cercare le traduzioni.
E anche stasera qualche lacrima ha segnato le guance.
Ho appena finito di piangere.
Era da ieri che mi trattenevo. Da quando ho realizzato il perchè la morte di SuperSic mi avesse colpito così tanto. Voglio dire oltre al cordoglio, all’amarezza, alla tristezza per la morte di un ragazzo, giovane, che non conoscevo ma che ogni tanto mi faceva sorridere durante la trasmissione con Ringo su Virgin Radio.
Ecco. Ieri, e tutta stamattina, avevo come un senso di vuoto che andava ben oltre a tutto ciò. E’ da ieri che la sensazione è quella di aver perso un amico caro e stasera, guardando i vari tributi sulla rete ho fatto il collegamento che mi mancava. O a cui non volevo pensare. Anzi, a cui non volevo pensare.
SuperSic come te, Carlo. E’ questo che mi ronza nella testa da ieri mattina. Sentire Wish you were here dedicata da Ringo al suo amico, ha fatto tracimare le dighe che a fatica avevo costruito.
…
Uscire dall’ufficio alle sette e mezza di sera soddisfatto come lo ero io stasera, capita poche volte. La teoria vorrebbe che si debba uscire sempre soddisfatti del proprio lavoro ma poi la pratica, come ben si sa, è molto diversa dalla teoria.
Comunque, stasera ero soddisfatto. E,come ha detto Stefano, è stato un bel modo per concludere questa settimana e iniziare un bel week end in relax. Anche se, ancora un po’ che aspetto ad andare a dormire, il relax va farsi benedire…
La giornata è partita bene. La prima riunione per un lavoro che dovrò fare in collaborazione con un mio compagno di università è andata proprio bene; ma al di là di questo, sono abbastanza su di giri per l’idea di collaborare con Giorgio. E’ quello che ci si diceva ai tempo del Polimi, che diventa realtà. Mi ricordo una sera in cui si parlava dello schifo di situazione che c’era a livello lavorativo e ci promettemmo che noi, giovani laureandi in ingegneria edile, insieme avremmo provato a cambiare le cose. Non so se ci riusciremo, sicuramente però il poter collaborare è un modo per iniziare, per recuperare quel patto siglato su di una Fiat Punto intirizzita dal freddo.
E poi, al pomeriggio, il colpo gobbo. Era da un paio di settimane che aspettavamo arrivasse in ufficio una telefonata che ci avrebbe messo in difficoltà. Una parte l’avevo già svangata settimana scorsa, ma oggi sono tornati alla carica. La prima botta è stata pesante, frastornante. Dopo la prima telefonata abbiamo avuto 10 minuti di incredulità a cui è seguita una contro-telefonata. Durata 45 minuti. Dopo questa telefonata il morale era a terra, soprattutto quello di Stefano che ormai ci dava per vinti. Dopo un momento di scoramento però ci siamo ripresi e le rotelline del cervello hanno ripreso a funzionare tanto che mi sono accorto che c’erano dei dati incongruenti. Pensa che ti ripensa, prova che ti riprova… soluzione trovata! Attacco respinto e non solo, “nemico” sbaragliato tanto che ci ha ringraziato per avergli risolto il problema [è una società che ci fa concorrenza. Sì siamo pirla!]. Comunque, con questo colpo di genio ho dimostrato ancora una volta la mia affidabilità e serietà sul lavoro.
Sono uscito dall’ufficio gongolando. A volte, basta poco.
Tornare indietro di almeno 5 anni. Ogni tanto si può fare. E ogni tanto fa stare bene.
L’occasione l’ha fornita il matrimonio di Ele&Andrea. Un week end all’Elba con i compagni di università. I compagni con cui sei stato su di notte per un progetto, i compagni con cui sei diventato grande.
Ed è stato rigenerante. Per svariati motivi.
Il matrimonio di Eleonora e Pif, per certi versi non inatteso, mi ha rimesso in pace con l’Amore. In parte il merito è tutto loro: se mi avessero chiesto il nome di una coppia felice e innamorata, con tutte le difficoltà di questo periodo, loro sicuramente sarebbero stati in pole postion. Complimenti davvero a tutti e due!
E poi la predica che ha fatto il prete. Tanto semplice quanto incisiva. E attuale. Condivisibile anche da un mangiapreti come il sottoscritto.
Mi ha rimesso in pace con l’Amore, quello con la A maiuscola, quello che ti fa fare i compromessi necessari per costruire un qualcosa il più duraturo possibile, quello che diventa bussola quando sei in mezzo alla tempesta, perché si sa che quando è tutto sereno è tutto più facile e si può anche navigare a vista.
Ed è così che sono tornato più sereno: per ora ho fatto la pace con l’Amore, ma per il momento le nostre strade rimangono ancora ben divise.
E quanto ridere in questo week end. Neanche il viaggio di ritorno durato tanto, troppo, con l’arrivo a casa alle 3 di notte, posso inserirlo tra le cose negative. Come ogni volta che vado via, poi non voglio più tornare. Andare via, per il piacere di tornare e preparare il prossimo viaggio. E vorrei poter farne ancora qualcuno con questi compagni di viaggio.